martedì 7 gennaio 2014

[(s)Concerto poetico n. 158][2/7]

Giunto vicino alle porte della città,
il brigante posò il pacco guardandolo con perplessità.
Le guardie all'ingresso gli chiesero cosa portasse,
e lui, per tutta risposta, da una tasca del denaro trasse.
Nessuno si interessò più a cosa trasportava,
mentre, tranquillamente, nella grande città entrava.
Sapeva benissimo dove doveva andare,
e appena entrato, si mise ad accelerare.
Arrivato in un vicolo con un portone in fondo,
suonò ad un campanello dal suono profondo.
Per sapere chi venne ad aprirgli, però,
mi sa che dovrete aspettare quando io, domani, lo posterò.
gp
[Segue]

lunedì 6 gennaio 2014

[(s)Concerto poetico n. 157][1/7]

Per un sentiero in mezzo al bosco,
viaggiava un tipo piuttosto losco.
Aveva in spalle un grosso pacco,
che pareva pesante; pesante un sacco.
Cosa c'era all'interno per adesso sarà celato,
ma al momento giusto, non temete, vi verrà svelato.
Giunse il furfante a un bivio segnato
da un grande palo. Vi era sopra indicato
la direzione per la città o per il mare, su delle frecce
fatte con, delle piante, le cortecce.
Quale decise di prendere però scoprirete,
solo se la poesia di domani voi qui leggerete.
gp
[Segue]

domenica 5 gennaio 2014

[(s)Concerto poetico n. 156][0/7]

Mia moglie continua a insistere,
che le mie “poesie” siano troppo lunghe da leggere.
A me, invece, piace tranquillamente affermare,
che i versi necessari, si debbano ogni volta usare.
E allora, per giocare un po' su questo,
a un nuovo esperimento qui mi appresto.
L’ho pensato anche come un mio regalo della Befana,
che si protrarrà per tutta la settimana.
Ogni giorno, per 7 giorni, da domani troverete,
12 versi di una poesia che a puntate leggerete.
E tutti insieme andranno poi a formare,
la più lunga che mi sia mai capitata di fare.
Alla fine poi, voi stessi mi direte,
se apprezzata per intero o solo in parte l'avrete.
Per cui, in questi giorni, rassegnatevi,
ad averle a tema unico, e non lamentatevi.
Ma ditemi, quando sarete giunti alla fine,
se meritava, questa mia fatica con le rime.
Mettetevi quindi comodi, perché fra poco vo’ iniziando,
la storia di un certo tipo, e di quanto stava trasportando...
gp

sabato 4 gennaio 2014

[(s)Concerto poetico n. 155]

I tre Re Magi, prima di arrivare alla loro famosa destinazione,
vissero insieme un'avventura, e questa ne è la fedele trascrizione.
Non è stata nel tempo, fino ad oggi, mai trasmessa,
perché non ritenuta importante, da chi dice la Messa.
Si trovavano quindi, un giorno, nel deserto,
e moltissimo il caldo pativano tutti e tre di certo.
Baldassarre propose allora di un'oasi trovare,
ma né Melchiorre, né Gaspare, sapevano dove cercare.
Loro incontro stava però giungendo un uomo anziano,
e per fermarlo, insieme alzarono una mano.
"O viandante, tu che certo questi luoghi conosci bene,
dove potremmo calmar la nostra sete, che dell'Inferno stiam patendo le pene?"
"Proseguite in quella direzione." rispose, indicandola, semplicemente loro,
che, quella via seguendo, lo ringraziarono tutti in coro.
Ma percorso un bel tratto, ancora niente trovarono,
e così, un poco di nuovo si preoccuparono.
Finché, per fortuna, videro passar di lì una carovana,
che fornì loro di che bere e mangiare per una settimana.
Poi, mentre si apprestavano a ripartire,
cosa fosse accaduto vollero ben capire.
Chiesero quindi ai carovanieri se conoscessero,
quel vecchio incontrato, che non aveva detto il vero.
Questi, invece, loro spiegarono, un po’ sorridendo,
che lui non gli stava per niente mentendo.
Perché quel tale era uno spirito che nel deserto vagava,
e che gli assetati a suo modo aiutava.
Visto che lui stesso era morto di sete laggiù,
non voleva succedesse a nessuno più.
Infatti, se non li avesse in quella direzione mandati,
pure loro sarebbero morti assetati.
I tre Re Magi, del prodigio ormai certi,
si ricordarono di storie simili in altri deserti.
E, ringraziando quello spirito, proseguirono sulla via
che li avrebbe condotti, guidati da una certa stella, fino all’Epifania.
gp

venerdì 3 gennaio 2014

[(s)Concerto poetico n. 154]

C'è una cosa che mi chiedo spesso,
quindi anche a voi lo chiedo adesso.
Perché quando leggiamo, o sentiamo per radio o in televisione,
di qualcuno che ha passato una brutta situazione,
ci sentiamo molto più sconvolti
se nelle nostre vicinanze i protagonisti son coinvolti?
Tanto, neanche di vista li conosciamo;
neppure mai parlato di loro prima, sicuramente abbiamo.
Ma non dovrebbe invece essere uguale
(anzi, credevo dovesse esser naturale),
che si resti dal fatto colpiti,
ovunque esso capiti?
È come quando, nella vicino a noi tabaccheria,
abbiano venduto il biglietto vincente della lotteria.
Tanto, io non l'avrei comunque comprato,
quindi per me è come se l'abbiano vinto, chessò, a Prato...
Diciamo di esser tutti uguali e fratelli,
eppure anche per noi ci sono quelli più belli.
Se sono poco distanti, per gli altri (così appare) soffriamo,
ma se sono lontani, molto poco ce ne freghiamo.
Pensateci un attimo se non ho ragione,
e poi datemi una risposta alla domanda in questione.
gp

giovedì 2 gennaio 2014

[(s)Concerto poetico n. 153]

La Notte felicemente insonne,
per questioni di uomini o di donne.
La Notte coi nostri pensieri,
per tutto quanto successo ieri.
La Notte sulla strada a guidare,
per più lontano poter arrivare.
La Notte prima degli esami,
che non si sa come andranno domani.
La Notte tirata avanti a caffè,
perché di tempo per dormire non ce n'è.
La Notte di timore dopo il terremoto,
anche se poi resta tutto perfettamente immoto.
La Notte che porta (si spera) consiglio,
su come affrontare un problema sia meglio.
La Notte con in braccio il neonato,
che a piangere, lui tutta ha passato.
La Notte di brutto a bisticciare,
perché ci si sta oramai per lasciare.
La Notte passata a parlare,
perché di lasciarsi si vuol evitare.
La Notte a far con gli amici bisboccia,
che poi avremo bisogno di una doccia.
La Notte impegnata a lavorare,
perché qualcuno lo deve pur fare.
La Notte a far al defunto la veglia,
perché è tradizione di famiglia.
La Notte trascorsa a rimirar le stelle,
che, riflesse nei suoi occhi, son proprio belle.
La Notte buia e tempestosa,
ma domani sarà un'altra cosa.
La Notte lunga dell'ammalato,
che non riesce a riposare, in quello stato.
La Notte che spesso aiuta a scrivere,
perché dentro di noi riusciamo meglio a scorgere.
La Notte è vita, la Notte è paura.
La Notte é passione, la Notte è pura.
Ma la Notte non è infinita,
perché dal Giorno è definitiva.
gp

mercoledì 1 gennaio 2014

[(s)Concerto poetico n. 152]

È giunto il momento che siano censìti,
per il nuovo anno i nostri buoni proposìti.
Cari amici, qualcuno dei miei vi scrivo, così mi distraggo un po',
e siccome siete molto lontani, più forte li scriverò.
Dalle cose più evidenti, possiamo partire,
come quella di dover un poco dimagrire.
Molta più ginnastica a fare mi metterò,
e sicuro di meno a mangiare starò.
Di maggiormente il mio lavoro apprezzare,
essendo fortunato ad averlo, dovrei valutare.
Ma vedrete che col nuovo anno,
un sacco di proposte più interessanti, appariranno.
La mia salute non sarà mai stata migliore;
solo per caso, in strada, vedrò il dottore.
Ai soldi che avrò, manco ci penso,
tanto, il mio conto in banca a riempirsi sarà propenso.
Qualche viaggio per il mondo penso anzi che farò,
giusto per, da questo Bel Paese, distaccarmi un po'.
E sicuramente, al mio ritorno, molto migliore l'avrò trovato,
perché un sentimento di voler realmente cambiare, in tutti sarà nato.
Dite che troppo, dal nuovo anno, mi sto aspettando?
Forse, può darsi, io mi stia solo ingannando.
Ma quello che aveva scritto il grande Dalla andrebbe ogni tanto riletto,
perché di certe situazioni è ancora un quadro perfetto.
E mi perdoni, l'autore, se la sua splendida canzone ho un poco parafrasata;
spero solo che qualcuno, adatta al momento, l'abbia giudicata.
Se voi nel frattempo voleste il testo cercare,
più tardi la potremmo tutti insieme cantare.
Si chiama "L'anno che verrà",
e la potete trovare anche qua:
http://www.italianissima.net/testi/lannoche.htm
gp